La misteriosa scomparsa di W

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La misteriosa scomparsa di W

di Stefano Benni

Teatro Vittoria – Roma

dal 18 Febbraio al 2 Marzo 2014

www.teatrovittoria.it

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Grazie a Cecilia per il suo nuovo articolo! 🙂 leggete, leggete ..!

– La signorina V che nasce in modo funambolico….    
“… in quell’attimo infatti, si gridò al miracolo, e per la gran gioia a tutti i parenti ricrebbero i capelli, e non solo, una suora di nome Cresimina si spogliò, tolse la palandrana e rivelò un corpo stupendo, abbronzato, nato per far l’amore…”

ripercorre, follemente e comicamente la sua vita, alla ricerca del suo pezzo mancante W.

È una figuretta esile e diafana, la W di Stefano Benni, che avrebbe potuto soffiarle contro e farla volare via, ma entrando nel vivo del racconto la figuretta si animava, vibrava, diventava vigorosa e vera, perfettamente in linea con la forza del testo, pretendendo, nella scrittura scenica, una fisicità nervosa e tensiva.

La figuretta esile e diafana perdeva ogni connotazione di metafora e alla fine si è trasformata in un individuo emozionalmente e fisicamente caratterizzato.

W è una metafora della solitudine e delle storture sociali. Mancanza, perdita, solitudine, definiscono il personaggio che cerca il suo pezzo mancante. La signorina V attutisce il proprio disagio deformando i propri ricordi, ripercorrendo momenti e rapporti importanti della sua vita. W (meno) V è un individuo che personifica esperienze e visioni di vita, comuni a tutti noi, permettendo la lettura di alcuni eccessi della società con un sorriso, AMARO, tra le labbra.

Il testo rivela il talento dell’autore che si cimenta con la scena teatrale miscelando una formidabile fantasia ad una corrosiva comicità.

Comico, sferzante, dolente, Benni racconta di V semplice e di W doppio, una parte che cerca il suo tutto.

Gli abbandoni, le perdite, il senso opprimente di mancanza incombono su di lei lasciandola nervosa e vibrante a combattere con i repentini cambi d’umore, con il dolore della sofferenza umana nel mondo moderno e con la sua indifferenza.

Sola o accompagnata da altri esseri con cui condividere una fila alla posta, altrettanto insofferenti di una vita che sempre più perde i pezzi, disposti ad accapigliarsi e sopraffarsi perché è così che si comporta l’animale uomo.

Ma pur sempre animale pensante, triturante pensieri, riflessioni ed angoscianti considerazioni.

Disillusa ed afflitta smette di cercare il suo tutto, la completezza, i pezzi mancanti, quelli che la vita le ha strappato.

Scompaiono uno ad uno:
•    Walter – il coniglietto
•    Wilfredo – il nonno
•    Wilma – la compagna di scuola
•    Wolmer – il fidanzato super razionale che riporta tutto a tristi statistiche.  

Come frecciate amare ed affilate, le conclusioni della protagonista svelano tutta la rabbia che sta dentro la necessità di sopravvivenza, di adattamento, di disincantato abbandono dello spirito critico.

Meglio inghiottire elevate dosi di Calmadon, meglio fare la brava, meglio rispondere a sondaggi incomprensibili, meglio cercare un altro padrone.

Il monologo, interpretato da Ambra rivive oggi sulla scena del teatro Vittoria che mirabilmente usa la voce e l’espressione corporea per dare spessore ad una scrittura narrativa che si sviluppa su più piani espressivi.

Il corpo, la voce, il canto, il suono, la musica, le luci e le ombre.
Tutto contribuisce a rendere quel senso di solitudine e distorsione prodotto dalla società in cui viviamo.
La parola è agile, dissacrante, feroce ma al tempo stesso ironica.

Nel gioco espressivo, in cui non mancano brividi di gelida consapevolezza, l’ironia mitiga il sentore di perdita che aleggia nel testo.

Il regista sceglie un’interpretazione diversa, giocata più sulle corde nere che su quelle circensi di Benni, a cominciare dalle scenografie di Guido Fiorato, fatte di neon asettici, una sorta di “camera iperbarica della coscienza”. Lo spazio è strutturato in maniera rigorosa, netto e tagliente, dominato dalla linea.

Uno spazio per piani sovrapposti dove vengono vissuti i diversi luoghi.

Come una funambola nel circo della vita la protagonista salta sul trapezio.

Senza rete e senza bugie, perché qua siamo nell’inconscio, qua è tutto vero.

Una donna che perde i cinque sensi via via che la vita perde il suo di senso.

Donne che vogliono alzare il livello di consapevolezza personale, perché conoscere significa poter scegliere.

Perché conoscere vuol dire “Non ho più paura.” – “Non avrò più paura.” 

_Cecilia

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