Principi immortali. Fasti dell’aristocrazia etrusca a Vulci

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Principi immortali.
Fasti dell’aristocrazia etrusca a Vulci

Fino al 29 Giugno 2014

www.villagiulia.beniculturali.it

L’esposizione rimarrà aperta fino al 29 giugno nel Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia prossimo per poi proseguire, dalla metà di luglio alla metà di
settembre, nella sede del Castello della Badia di Vulci, costituisce l’occasione per presentareal pubblico il corredo della
Tomba delle mani d’argento, l’eccezionale ritrovamento venuto alla luce in occasione di uno scavo condotto
nell’ambito di un intervento di valorizzazione avviato, grazie ad un finanziamento europeo concesso dalla Regione
Lazio, nella necropoli dell’Osteria a Vulci. Scoperta nella primavera del 2013, la tomba fa parte di un gruppo di
sepolture aristocratiche come la Tomba della sfinge, nota per aver restituito esempi di scultura funeraria e la Tomba dei
soffitti intagliati.
La Tomba delle mani d’argento,databile intorno al 640-620 a.C., si distingue per la monumentalità e per essere
articolata in un lungo corridoio (dromos) di accesso e in tre camere funerarie che contenevano i resti di almeno tre
individui. La sepoltura prende il nome dall’eccezionale rinvenimento, tra gli oggetti di corredo, di due preziose mani in
argento lavorate a sbalzo e con una lamina d’oro applicata sulle unghie di tre dita. Lemani sono riconducibili ad una
statua realizzata in materiali diversi. Queste statue accompagnavano nel rituale funerario gli esponenti di alto rango
della società vulcente con l’intento di compensarne simbolicamente la perdita della corporeità e farli assurgere,
sublimandone la morte, ad una dimensione ormai eroica edimmortale. Nell’esposizione sono presenti altri elementi
legati alla statua, in particolare numerosi oggetti di ornamento posti a decorare vesti funebri cerimoniali. Indicano
l’altissimo rango dei defunti anche alcuni finimenti di cavallo e resti di un carro.
Vulci e il suo territorio hanno restituito nel tempo altri esempi di statue: quelli di Marsiliana d’Albegna, assieme a quelli
della Tomba del carro di bronzodi Vulci in esposizione permanente al Museo Etrusco di Villa Giulia, provengono da
contesti ricostruibili e si datano tra gli inizi ed il secondo quarto del VII secolo a.C..
L’esposizione presenta anche altri oggetti rarissimi che documentano le relazioni che Vulci intratteneva con diverse
regioni del Mediterraneo, come l’eccezionale esemplare di scarabeo-sigillo egizio, simbolo della rinascita del dio Sole,
riferibile al faraone Bocchoris, che regnò alla fine dell’VIII secolo a.C..
La mostra consentirà al pubblico di compiere un viaggio nel tempo tra i misteri dei principi etruschi; un viaggio
affascinante che potrà proseguire visitando il parco archeologico-naturalistico di Vulci e i luoghi incontaminati
dell’antica città etrusca, dove il connubio tra natura e culturaè ancora in grado di comunicare emozioni indimenticabili.

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