Donna Olimpia

Ritratto di Donna Olimpia, artista ignoto, XVII secoloDi Olimpia Maidalchini Pamphilj parlano male tutti, da sempre, forse proprio perché fu una delle donne più potenti in assoluto mai vissute a Roma. Fu non a caso soprannominata “La Pimpaccia”, dispregiativo di Pimpa, un personaggio teatrale della Roma barocca non particolarmente simpatico.

Ma andiamo con ordine.

Nata a Viterbo in una famiglia di estrazione sociale media (il padre era infatti un semplice appaltatore), Olimpia studiò in convento insieme alle due sorelle. Quando queste presero i voti, lei fuggì. Fu trovata e affidata a un frate che però fece accusare di tentata seduzione, provocando all’ecclesiastico la sospensione a divinis.

Poco dopo sposò un ricco possidente viterbese, tal Paolo Nini, che però la lasciò vedova dopo solo tre anni di matrimonio. Questo fu l’episodio che segnò la sua scalata al potere. Durante un pellegrinaggio a Loreto conobbe Pamphilio Pamphilj, un cinquantenne un po’ attempato ma di ottima famiglia.

Non ci pensò due volte, era l’occasione che cercava e finì così per sposarlo, entrando a pieno titolo nella nobiltà romana. Andò a vivere a piazza Navona, nello splendido palazzo oggi sede dell’Ambasciata del Brasile e si avvicinò moltissimo a Giovanni Battista, fratello del marito.

Passò il tempo e diede al marito ben tre figli, due femmine e un maschio, ma iniziò al contempo a trascorrere molto più tempo con il cognato che con il marito e fra i due venne stipulato un tacito patto d’affari, pieno di chiacchiere e maldicenze. Nel 1630 Giovanni Battista divenne cardinale, ma fu sempre Olimpia a gestire il potere: i due conducevano una vita mondana sfrenata, mentre il povero marito se ne stava in disparte.

Le malelingue aumentarono, ma alla nostra Olimpia nulla importava, anzi: comprò, vendette, prestò soldi come uno strozzino, fece acquistare possedimenti al marito e spendette, spendette a dismisura. Nel 1639 Pamphilio morì e la nostra Olimpia “si mise a lutto”, ma continuò con i suoi affari, suo vero ed unico interesse. Divenuta ormai la padrona assoluta di casa Pamphilj, raggiunse l’apice del potere nel 1644 quando il cognato divenne papa con il nome di Innocenzo X e molti sapevano che sarebbe stato un pontificato in cui la cognata era la vera “papessa”!

Ritratto di papa Innocenzo X Diego Velasquez 1650, Galleria Doria Pamhilj

Olimpia infatti divenne la padrona assoluta di Roma: era sempre in primo piano nelle cerimonie pubbliche e religiose e frequentava assiduamente gli appartamenti pontifici. Perfino Pasquino proferì numerose sentenze sulla donna e forse la più azzeccata fu quella che ben chiarifica il potere della donna:

“Per chi vuol qualche grazia dal sovrano / aspra e lunga è la via del Vaticano. / Ma se è persona accorta / corre da Donna Olimpia a mani piene / e ciò che vuole ottiene. / È la strada più larga e la più corta!”

E leggenda vuole che perfino il Bernini abbia ascoltato questo “consiglio”. Si racconta infatti che per rubare la committenza data da papa Innocenzo X al suo acerrimo nemico Borromini sulla realizzazione della fontana da posizione al centro della piazza divenuta ormai una sorta di salotto privato della donna, inviò alla Pimpaccia un modellino in argento alto più di 1 metro con la Fontana dei Quattro Fiumi.

E fu così che la donna fece immediatamente cambiare idea al papa! Tutto quindi andava per il meglio, il potere e i denari aumentavano, ma un giorno, il figlio Camillo le giocò un brutto scherzo. Si innamorò della principessa Olimpia Aldobrandini, gettando via la porpora cardinalizia proprio per poter sposare la fanciulla. Olimpia e Innocenzo X non la presero affatto bene e confinarono i due ragazzi lontano da Roma, a Frascati.

Altro smacco lo ricevette poco più tardi nel 1650, quando Innocenzo X nominò cardinal nipote un suo acerrimo nemico, Camillo Astalli e per la donna fu un vero colpo! Si rinchiuse nel palazzo di piazza Navona e iniziò a meditare sul da farsi. Riuscì a riconquistare potere riavvicinandosi al papa, fino a farsi nominare sua unica erede. Olimpia iniziò ad arraffare quel che poteva, Innocenzo X è ormai molto anziano e si racconta addirittura che il giorno della morte del papa, Olimpia abbia portato via due casse piene d’oro che l’uomo teneva sotto il letto, fuggendo e lasciando lì la salma.

Con il nuovo papa, il clima cambiò. Olimpia fu esiliata da Roma e fu addirittura processata per appropriazione dei denari dello Stato e del papa. Si ritirò così nel viterbese, morendo di peste nel 1657. Molte le voci e le dicerie sulla vita della nostra Olimpia, la si ricorda infatti come donna avida, spregiudicata, assetata di soldi e potere, che scandalizzava i contemporanei divertendosi ad alimentare lei stessa la sua cattiva fama. Ritratto di Olimpia Maidalchini Pamphilj, Galleria Doria Pamphilj, Roma

Leggenda vuole che si aggiri ancora nelle notti romane su di un carro stracolmo di tesori, trainato da quattro cavalli che lanciano fiamme dalle narici, uscendo dal suo palazzo di piazza Navona e sfrecciando verso il Tevere, attraversando Ponte Sisto, sale su fino al Gianicolo, verso Porta di San Pancrazio, dove infine viene inghiottita da una voragine aperta dai diavoli.

E fino al 1914 esisteva infatti, fuori Porta San Pancrazio nei pressi di Villa Pamphilj, una Via Tiradiavoli, così denominata perché si credeva che proprio lì si fosse aperta la voragine infernale che inghiottì la nostra Pimpaccia diretta all’altra grande villa papale!

Autore: L’Asino d’Oro Associazione Culturale

“L’Asino d’Oro” Associazione Culturale

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