Demonumento

34569-BASSA_9_Luz

Fino al 10/07/2015

  • GRATUITO

    Orari:
    dal lunedì al venerdì dalle ore 11.00 alle ore 17.00

www.marcomariazanin.com

Presso l’Ambasciata del Brasile a Roma arriva Demonumento. Tracce di memoria tra l’Italia e il Brasile, mostra personale di Marco Maria Zanin, a cura di Alessandra Mauro, in collaborazione con Galleria Spazio Nuovo, con il patrocinio del Regione del Veneto e ufficialmente fra gli appuntamenti del Mese della Cultura Internazionale. Roma 2015.

Demonumento. Tracce di memoria tra l’Italia e il Brasile è un viaggio fotografico nel tempo e nello spazio di San Paolo del Brasile, che in occasione del 150 anniversario della “migrazione italiana in Brasile”, fa emergere tracce di molte esistenze vissute e soffocate, sparite ma ancora in qualche modo presenti nel reticolo di cemento che, come un grande monumento all’oblio, costituisce il tessuto urbanisticamente impazzito della città di San Paolo.

Marco Maria Zanin prova a dare un nome e una storia a chi dalla storia è stato cancellato, con attitudine ottimistica prova a ricostruire il filo di identità e percorsi attraverso i resti di una memoria personale e collettiva fondante per il Brasile, ma rilevante anche per nostro Paese, che i primi del ‘900 ha fatto del Sud America la sua meta di emigrazione

Demonumento. Tracce di memoria tra l’Italia e il Brasile è un viaggio tra “edifici che impediscono all’orizzonte di distendersi, che si popolano di finestre come unici varchi nel privato più intimo, che si riempiono di graffiti come grandiosi disegni, lettere di un macroalfabeto che urla al mondo la sua presenza ma che sarà presto coperto da altre lettere e altri urli”. [ Alessandra Mauro]

Nello skyline interrotto della città, tra un’edificio e l’altro, spuntano gli interni spogli e misteriosi di un vecchio ospedale italiano ora in abbandono, affiorano oggetti ammassati su un tavolaccio vecchio, o fotografie girate sul retro appartenute alle famiglie di migranti, che mostrano, nei segni del tempo registrati in quel rettangolo di carta, ogni loro peripezia esistenziale.

L’atto di Marco Maria Zanin è un intervento artistico, ma anche l’atto consapevole di uno storico, che cerca di restituire il filo di identità e percorsi con l’attitudine di chi pensa che si tratti di un intervento possibile e necessario. Ma soprattutto è anche il gesto tipico del fotografo: cercare un’immagine, rivelarla, cioè portarla alla luce. Con la consapevolezza che, come dice Le Goff, ‘non esiste il documento-verità. Ogni documento è menzogna. Sta allo storico [ma potremmo dire, all’artista o al fotografo] il non fare ‘l’ingenuo’.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...