Villeggiatura e vacanze nel cinema italiano 1949 – 2011

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Fino al 06/09/2015

Orario:
lun – ven ? 15.00 – 19.00
sabato e domenica ? 10.00 – 13.00

Info:
0039.06.423601
060608 tutti i giorni dalle 9.00 alle 21.00
Fax 0039.06.42016191
casadelcinema.it

Prodotta nel 2012 dal Comune di Rosignano Marittimo, in collaborazione col Centro Cinema Città di Cesena, in occasione del 50° anniversario de Il sorpasso di Risi (film girato in parte a Castiglioncello), Villeggiatura e vacanze nel cinema italiano 1949 – 2011 , attraverso foto di set e di scena diverse della quali inedite, vuol rendere conto di come il cinema italiano abbia raccontato le vacanze, da occasione destinata a pochi privilegiati a momento di spensieratezza di massa – negli anni del Boom – fino ai primi evidenti segnali della crisi. La vacanza come specchio del paese, raccontata da un cinema che privilegia la commedia ma non solo.

Curata da Antonio Maraldi, responsabile del Centro Cinema cesenate, e realizzata da Pixelplanet, la mostra giunge a Roma con qualche esclusione e nuove immissioni, rispetto alla struttura originale.
Queste le sei sezioni in cui è divisa la mostra

La villeggiatura
Quando la vacanza era un privilegio per le classi agiate, la si chiamava villeggiatura e occupava lunghi periodi estivi. Il cinema italiano ha mostrato la villeggiatura in vari modi, mantenendo uno sguardo soprattutto retrospettivo per quel che riguarda la prima metà del ‘900.  Ad inizio secolo sono ambientati  Morte a Venezia  di Luchino Visconti (1971) e La contessa azzurra di Claudio Gora (1960). Nel primo, trasposizione di un romanzo di Thomas Mann, la lunga vacanza al Lido, tra spiaggia e alberghi di lusso diventa il contenitore temporale della vicenda del musicista attratto  da un’adolescente polacco mentre nel secondo la villeggiatura è solo un breve momento nella storia di registi, produttori e attrici nel periodo del cinema muto. Gli anni ’30 a villeggiature estive  e movimentate presso i parenti di Sasso Marconi (La via degli angeli di Pupi Avati, 1999), e ad agiati periodi di riposo sul litorale veneto, quali piacevoli pause nella  ricerca di una giovane moglie per un ricco italoamericano (Americano rosso di Alessandro D’Alatri, 1991). La villeggiatura cinematografica dei primi anni ‘40 non può essere spensierata e deve fare i conti con il periodo bellico, che vede, in  Estate violenta di Valerio Zurlini (1959),  fare da sfondo a Riccione all’amore contrastato tra un giovane studente e una bella vedova di guerra,  e che in Hotel Meina di Carlo Lizzani (2007) si sofferma su un gruppo di ebrei, villeggianti forzati in un hotel sul lago Maggiore. Nel dopoguerra il cinema italiano racconta in diretta le lunghe vacanze, soffermandosi  anche sulle sofferte vacanze delle servette al seguito di famiglie di commercianti che possono permettersi due mesi a Ladispoli (Il sole negli occhi di Antonio Pietrangeli, 1953). Ancora non per molti è Tempo di villeggiatura come spiega  Antonio Racioppi nel suo film del 1956 ma ormai la vacanza contagia tutti ed è tempo di metterla decisamente in commedia.

Le vacanze nel dopoguerra: tempo di commedia
Con i primi segnali di ripresa la voglia di scappare al mare contagia un po’ tutti e la commedia si appropria del tema per raccontare domeniche in spiaggia, vacanze in città e avventure estive dagli esiti non proprio imprevedibili. A far da apripista è il delizioso Domenica d’agosto di Luciano Emmer (1950), intreccio di storie e personaggi durante una giornata festiva ad Ostia. Il film di Emmer funge da esempio per molta della commedia balneare del decennio e di quelli successivi, in gran parte dei casi più scanzonata e leggera rispetto al capostipite. Costruiti su tipi da spiaggia e bellezze in bikini, con i primi che corteggiano le seconde non sempre con successo,  approdano sullo schermo tra gli altri  Non scherzare con le donne di Giuseppe Bennati (1955), Vacanze a Ischia di Mario Camerini (1957), Mariti in città di Luigi Comencini (1958), Racconti d’estate di Gianni Franciolini (1958), Femmine di lusso di Giorgio Bianchi (1960), Le magnifiche sette di Marino Girolami (1961), Leoni al sole di Vittorio Caprioli (1961), Una domenica d’estate di Giulio Patroni (1962). In questo panorama Alberto Lattuada fa filtrare una verve antiperbenista (La spiaggia, 1954).  Ci si occupa anche, ma in casi più sparuti, di vacanze sulla neve (Vacanze d’inverno di Camillo Mastrocinque, 1959) ancora comunque  riservate a pochi abitué e a qualche casuale intruso.

Dal Boom alla crisi: inquietudini sotto la sabbia
La vacanza come specchio del boom, del suo benessere e delle sue prime crepe, con la registrazione dei segnali che annunciano la crisi dei decenni successivi. La commedia all’italiana, con Dino Risi in testa (Il sorpasso, 1962), affronta il tema per evidenziare inquietudini,  immaturità e sbandamenti (La voglia matta di Luciano Salce, 1961). L’argomento però non è più solo preda della commedia e volge al dramma, spesso sentimentale come nei casi di L’estate di Paolo Spinola (1966), con Enrico Maria Salerno diviso tra l’amante Nadja Tiller e la di lei figli Mita Medici, e di Amanti  di Vittorio De Sica (1961) dove sullo sfondo della palladiana Villa di Maser affrescata dal Veronese e di Cortina si consuma il breve incontro tra Marcello Mastroianni e Faye Dunaway, colpita da un male incurabile. Le isole Tremiti e l’isola di Ponza fanno rispettivamente da sfondo a vacanze  chiuse drammaticamente, rispettivamente per Violenza al sole – Un’estate in quattro di Florestano Vancini (1968), con un aitante Giuliano Gemma ucciso per gelosia, e per Il sole nella pelle di Giorgio Stegani (1971), fuga d’amore per una giovane Ornella Muti, figlia di un’industriale. La vacanza tocca tutti (Colpo di sole di Mino Guerrini, 1968) e nel segmentato La vita provvisoria di Vincenzo Gamma (1962), un episodio è dedicato a giovani novizie in spiaggia, con una di loro che rischia l’annegamento. Sergio Citti racchiude umanità varia, compresa una giovane Jodie Foster da maritare perché incinta, e miserie quotidiane in Casotto (1977), sul litorale romano.

La vacanza in movimento: avventure e disavventure
Il cinema italiano non tarda molto a portare sulle strade ragazzi e ragazze (comprese le prime emancipate ma non troppo turiste straniere di Souvenir d’Italie di Antonio Pietrangeli, 1957) in cerca di novità e divertimento. Il clima è quello della commedia, anche se non mancano eccezioni alte e drammatiche come L’avventura di Michelangelo Antonioni (1960). La vacanza on the road è comunque una costante che attraversa un po’ tutti i decenni e che man mano si allarga a più generazioni. Joan Collins ne La congiuntura di Ettore Scola (1964) cerca di esportare capitali in Svizzera con l’aiuto dell’ignaro Vittorio Gassman, e  Alberto Sordi è il compagno di Bernard Blier nell’avventura senile di Una botta di vita di Enrico Oldoini (1988). Nanni Moretti punta alle Eolie in cerca di una impossibile tranquillità (nell’episodio Isole di Caro diario, 1993) mentre il terzetto di giovani in camper (Valerio Mastandrea, Rocco Papaleo e Massimo Cecchierini) si lascia irretire e sedurre dalla ladra Asia Argento (Viola bacia tutti di Giovanni Veronesi, 1998). I musicisti di Basilicata coast to coast di Rocco Papaleo (2010) scelgono il percorso a piedi, immersi nella natura lucana, finendo per arrivare tardi ad una agognata esibizione.

Vacanze d’oggi
La vacanza oggi si è spezzettata e il cinema degli ultimi vent’anni ha registrato questo cambiamento. Il mare continua a farla da padrone ma le alternative ormai sono diverse. Ne La settimana della sfinge di Daniele Luchetti (1990), la riviera romagnola offre lo scenario per i battibecchi amorosi di Margherita Buy e Paolo Hendel. Battibecchi e contrasti ideologici tra vacanzieri di destra e di sinistra li serve Paolo Virzì in Ferie d’agosto (1996).  La vacanza può diventare sospensione dalla vita quotidiana (Pane e tulipani di Silvio Soldini , 2000) o punto di partenza per la scoperta di altre realtà (Quando sei nato non puoi più nasconderti di Marco Tullio Giordana, 2005). Materia prima per la lunga serie dei cinepanettoni (uno per tutti: Natale in crociera di Neri Parenti , 2007), le vacanze restano occasione comica per i fratelli Vanzina di Un’estate al mare (2008), tentativo non del tutto riuscito di “cinecocomero”, e per il Carlo Verdone di Grande grosso e Verdone (2008). Non tutti possono fuggire al mare e c’è anche chi, per motivi diversi, è costretto a rimanere a casa (Pranzo di ferragosto di Gianni Di Gegorio, 2008). Di recente, infine, l’estate, al mare o in montagna non è più stagione di spensieratezza ma solo pausa di un’esistenza senza prospettive (Sul mare di Alessandro D’Alatri, 2010) o periodo per confrontarsi con la difficoltà della maternità (Quando la notte di Cristina Comencini, 2011).

La memoria delle vacanze
La vacanza come memoria di un tempo passato, più o meno felice, con cui confrontarsi e fare i conti. I primi a giocare con la nostalgia sono i fratelli Vanzina di Sapore di mare (1983), riandando all’estate dei primi ani ’60 a Forte dei Marmi,  aprendo un fortunato filone al botteghino, e sulla cui scia si situa il più personale Tredici a tavola (2004) di Enrico Oldoini,  sull’estate dei suoi 18 anni, tra il casale dei nonni nell’entroterra e il mare di Castiglioncello. Tra nostalgia e omaggio al padre produttore Carlo Infascelli si muove Zuppa di pesce di Fiorella Infascelli (1991) mentre costruisce un bel racconto di formazione Massimo Martella con Il tuffo (1993), in una calda estate cittadina degli anni ’60.  Con un andirivieni tra gli anni ’70 e oggi,  tra città (Livorno) e spiaggia, Paolo Virzì con La prima cosa bella (2010) tratteggia un bel ritratto di mamma vitale, e suo fratello più giovane, Carlo Virzì con  L’estate del mio primo bacio (2006) ritorna alle vacanze del 1987 dell’adolescente Gabriella Belisario in una villa dell’Argentario. I protagonisti di due film di “memoria ritrovata” si riuniscono, per scelta (Da zero a dieci di Luciano Ligabue, 2002) o perchè costretti da singolari circostanze (Immaturi di Polo Genovese, 2011), e sono costretti a far i conti con il proprio passato,  in un momento legato alle vacanze, piene o agognate, e a trarre bilanci, con qualche rimpianto e un po’ di nostalgia.

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