Bernardi Roig – “la bolannntro’w”

47644_unnamed (373x480)

Bernardi Roig – “la bolannntro’w”

GALLERIA MARIE-LAURE FLEISCH

Via di Pallacorda, 15 • Roma

fino a mercoledì 28 ottobre 2015

www.galleriamlf.com

 

Il 28 Maggio 1606, a Roma, in via di Pallacorda, Michelangelo Merisi detto il Caravaggio ferì Ranuccio Tomassoni a una gamba recidendo l’arteria femorale. La lite era scoppiata durante una partita al gioco della pallacorda, antica versione del tennis, che si praticava nell’omonima strada. Mezz’ora dopo Ranuccio muore dissanguato sull’adiacente via della Scrofa. E’ probabile che la partita fosse solo un pretesto per battersi a duello, pratica vietata nella Roma papale e punibile con la morte. Si presume che Ranuccio avesse dato inizio alla disputa, offeso dallo stretto rapporto di Caravaggio con la cortigiana Fillide Melandroni, modella dell’artista e prostituta con la quale Ranuccio amava intrattenersi. Dopo il delitto Caravaggio subì la messa al bando definitiva da Roma e una condanna a morte in contumacia, ovvero chiunque lo avesse ucciso e consegnato la sua testa alle autorità, avrebbe ricevuto una ricompensa.
L’episodio di Caravaggio è quello che Alfred Hitchcock chiamerebbe il McGuffin del progetto, ovvero il pretesto argomentativo per dare inizio al racconto vero e proprio.

Bernardí Roig espone per la prima volta alla galleria Marie-Laure Fleisch, con sede nella stessa strada in cui si consumò il delitto. Il titolo della mostra La Bolannntro’w è la trascrizione fonetica in spagnolo della famosa frase pronunciata dal campione di tennis John McEnroe (La palla era dentro!) nel finale di Wimbledon 1981 che vinse contro Bjorn Borg. McEnroe era noto per la sua irascibilità e durante i tornei erano frequenti le discussioni animate con l’arbitro spesso accompagnate da una gestualità violenta e da aggressività verbale.
Roig crea dunque un parallelismo tra i fatti avvenuti nel 1606 e quelli più recenti del 1981, facendo una riflessione più ampia sul gioco, la violenza, la trasgressione e l’isolamento. Attraverso un nuovo gruppo di opere, sculture, disegni e video, l’artista stabilisce un legame tra ciò che si vede, la memoria del luogo e gli eventi storici messi a confronto con l’attualità. Il modello espositivo viene concepito come “dispositivo di alterazione” dei temi trattati: l’artista costruisce un dialogo tra molteplici tradizioni storiche e iconografiche appartenenti a epoche differenti, utilizzando altrettanti registri narrativi eterogenei che danno all’opera le sembianze di un testo derivante da altri testi.
Il lavoro scansa l’illustrazione visiva per favorire una collisione di significati che suscitano nello spettatore nuovi punti di vista e interpretazioni. La teatralità della mostra di Roig, in cui la posizione di ogni elemento è pensata per favorire esperienze e letture multiple, si intensifica per la presenza spettrale di figure disegnate, scolpite o digitali, che espandono la propria immagine oltre la forma originaria, effetto oltremodo garantito da un eccesso di luce fredda e accecante che è parte stessa delle opere. Come per Dan Flavin, la luce dei neon dilata le opere evidenziando i limiti dello spazio che le contiene, ma nelle opere di Roig la luce confonde anche la vista, impedisce che l’occhio si abitui a un’immagine, stimolando così nello spettatore inventiva e realtà personali.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...