Symbola. Il potere dei simboli

symbola. il potere dei simboli recuperi archeologici della guardia di finanza

Symbola. Il potere dei simboli

 

La suggestiva area dello  Stadio di Domiziano ospita, a partire dal prossimo 16 Ottobre, una straordinaria rassegna di opere e manufatti di interesse archeologico  che esplorano il tema della simbologia nell’antichità dal punto di vista delle tradizioni funerarie, politico-sociali e magico-religiose.

Promossa dall’Associazione culturale Vicus Italicus e organizzata dallo Stadio di Domiziano,  in collaborazione con il Nucleo Polizia Tributaria Roma della Guardia di Finanza, la mostra interesserà oltre 200 reperti inediti di cui la maggior parte recuperata nel corso dell’attività svolta a tutela dei beni culturali. Tra questi, un corpus di materiale fittile proveniente dalla stipe votiva di Pantanacci, nell’agro del Comune di Lanuvio, dove la Guardia di Finanza nel 2012 ha individuato un sito fino ad allora sconosciuto ai mappali della Soprintendenza.

Patrocinata dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, dalla Provincia di Roma (Città Metropolitana), dall’Assessorato Cultura e Sport di Roma Capitale, dall’Expo Milano 2015 e con il sostegno della Fondazione Banca Nazionale delle Comunicazioni, di Federalberghi Lazio e del Lions Club Roma-San Paolo, la manifestazione ha tra i suoi obiettivi quello di promuovere e far conoscere al vasto pubblico dei visitatori l’attività che la Guardia di Finanza pone in essere a salvaguardia del patrimonio storico, artistico e archeologico del Paese.

È l’occasione unica e irripetibile per scoprire e ammirare capolavori custoditi nei caveaux delle Forze dell’Ordine e che – proprio in ragione del loro status – non sono accessibili ai visitatori”, dichiara il Ten. Col. Massimo Rossi, portavoce dell’Articolazione della Guardia di Finanza che si è occupata del progetto.

Molte delle opere in rassegna provengono dall’estero, recuperate attraverso attività rogatoriale, soprattutto dalla Svizzera e dagli Stati Uniti. Talune altre, invece, provengono da sequestri giudiziari effettuati sul territorio nazionale nel corso delle operazioni poste in essere a contrasto degli scavi clandestini. Si tratta purtroppo di opere decontestualizzate, private – dunque – di quei dati scientifici e di quelle evidenze culturali e antropologiche di cui sarebbero state portatrici qualora fossero state rinvenute nel sito di primigenia appartenenza. Pur tuttavia il solerte lavoro degli archeologi – una straordinaria équipe di studiosi ed esperti provenienti da discipline e ambiti diversi – è riuscito a “ricontestualizzarle”, ricostruendone l’ambito culturale di origine e le loro funzioni in seno alle comunità cui erano appartenute” precisa il Ten.Col. Rossi.

In una specifica sezione allestita nel percorso della mostra sarà presente una selezione dei materiali provenienti dalla campagna di scavi scientifici condotta nell’area di Pantanacci dalla Soprintendenza per l’Archeologia del Lazio e dell’Etruria meridionale e dalla direzione del Museo Civico Lanuvino.

Dalle fonti antiche si sapeva dell’esistenza di un luogo di venerazione in località Pantanacci– prosegue Rossi– ma non se ne conosceva l’esatta ubicazione, né che fosse in qualche modo collegato al santuario di Giunone Sospita. Il sito è stato scoperto nel corso di un’operazione che ha sgominato un sodalizio clandestino intento nella profanazione dell’area archeologica situata all’interno di una cavità nascosta da una parete tufacea. L’intervento consentì di recuperare in extremis oltre 5.000 opere destinate al mercato illegale”.

“Con ogni probabilità doveva trattarsi di un santuario rupestre, molto frequentato in età romana – sia nella fase repubblicana che in quella imperiale – dove si svolgevano i riti propizi alla fertilità femminile legati al cosiddetto serpente sacro, l’animale totemico di Giunone Sospita, cui era dedicato il tempio di Lanuvio,” afferma Vincenzo Lemmo, archeologo e curatore della mostra.

Proprio per questo motivo gli scavi hanno riportato alla luce una grande quantità di ex voto, tra cui uteri, falli, vesciche, mani, seni e cavi orali, quest’ultimi considerati  dei veri e propri  “unica” nel repertorio delle riproduzioni anatomiche. Si tratta di opere inedite – esposte, quindi, per la prima volta al pubblico dei visitatori – ascrivibili dal IV-III secolo a.C. al I secolo d.C., notevoli per la loro resa naturalistica e molti di considerevoli dimensioni”,  continua Vincenzo Lemmo, sottolineando il contributo fondamentale nella realizzazione della mostra del Direttore Archeologo della Soprintendenza per l’Archeologia del Lazio e dell’Etruria meridionale, Giuseppina Ghini, e del Direttore del Museo Civico Lanuvino, Luca Attenni.

Il percorso espositivo è ordinato in quattro diverse sezioni, che danno conto dell’importanza dei simboli nel mondo antico, del loro significato e della loro forte carica espressiva ed evocativa.

La prima sezione è dedicata al mondo magico-religioso, raccontato attraverso gli ex voto provenienti dalla stipe di Pantanacci, alcune statuine egizie legate al culto orientale e altre di Eracle e Mercurio. Tra le opere più singolari, sono presenti dei frammenti di tufo di una grande scultura  pertinenti alla figura del serpente sacro, e un tintinnabulum conformato a fallo,  che presenta lateralmente due ali e una mano sinistra, la quale – secondo i romani –  aveva il potere di esorcizzare le paure e tenere lontano il malocchio.

Politica e società sono il tema della seconda sezione, che è stata suddivisa in tre diversi ambiti: “L’uomo e il guerriero”; “La donna e la madre”; “Le monete”.  Tra i diversi reperti esposti figurano cinturoni, punte di lancia e uno straordinario elmo apulo-corinzio in bronzo del IV secolo a.C., con paragnatidi decorate artisticamente. E ancora, manufatti ceramici legati alla toeletta femminile, ponderali in bronzo, statue, bustie teste ritratto provenienti da siti sepolcrali. Da segnalare – tra le monete- quella con l’effige di Alessandro Magno da un lato e Zeus dall’altro, ed alcune altre decorate con simboli parlanti.

In questa sezione della mostra anche degli aes rude, una tipologia pre-monetale romana costituita da pezzi irregolari di bronzo, risalenti al V secolo a.C.

Segue la terza sezione sul mondo funerario, che propone crateri, anfore e una straordinaria rassegna di vasi di ogni foggia e ambito, legati al banchetto funebre, con lucerne, alari, unguentari e gioielli in pasta vitrea. Di estrema rilevanza, alcune iscrizioni funerarie risalenti al periodo Repubblicano e del Medio Impero, un ossario del II secolo d.C. in marmo, una serie di rari dischi da corazza del V secolo a.C.,  di produzione abruzzese, che venivano posti sul corpo del defunto come elemento decorativo, e un’antefissa etrusca risalente al V-IV secolo a.C., che presenta – all’interno – il ritratto realistico del defunto, proveniente presumibilmente dalla necropoli di Norchia,  di cui esistono altri due esemplari conservati al Museo Archeologico di Firenze.

Chiude il percorso una sezione speciale sull’alimentazione, con oggetti legati alla pratica del simposio, con vasi e piatti di produzione attica con decorazioni ipnotiche, alari per la preparazione e la cottura delle carni, vasi in bronzo, olle in vetro soffiato e un suggestivo “servizio” per il pesce, di produzione apula del IV-III secolo a.C.

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